L'altitudine media della zona del Verdicchio sul livello del mare varia da mt. 75 a mt. 550.
Geologicamente si può dividere in tre fasce:
Fascia a monte, che deriva da sub-strati arenaceomarmosi del Miocene, formata da terreni piuttosto friabili, talvolta notevolmente
calcarei. Fascia intermedia, costituita da terreni di medio impasto, formati da substrati arenaceo-marnosi-gassosi del Miocene;
Fascia a valle, formata da terreni alquanto compatti; derivati da argille plioceniche miste ad arenarea.
Nell'insieme si può dire che si tratta di terreni limoso-argillosi o argillosi più o meno compatti, calcarei, a ph sub-alcalino, scarsamente o mediamente dotati di fosfati assimilabili, quasi tutti sufficientemente provvisti di potassio nella forma disponibile e poveri di sostanza organica.
Ad essi è riconosciuto l'essere "decisamente migliori" in quanto "esaltano la finezza e il profumo", il
corpo e gradazione zuccherina e la limpidezza del vino.
Con la natura dei terreni concorrono alla qualità del prodotto le ottime condizioni di ventilazione che
mantengono a buon livello lo stato di salute dei vitigni e dei grappoli.
Più volte si è infatti cercato di coltivare le uve Verdicchio in altre zone d'Italia, ma i risultati sono sempre stati scoraggianti.
Nella zona dei Castelli di Jesi, e solo in questa zona, coesistono infatti in maniera ottimale tutte quelle condizioni necessarie ed ideali per la coltivazione delle uve Verdicchio: il clima, il terreno, ma soprattutto la costante ventilazione che evita il formarsi di muffe e di umidità sui grappoli.
Su queste colline si verificano poi le condizioni ottimali per quanto riguarda le temperature: miti nel periodo prossimo alla fioritura e più calde, con giornate assolate, nel tempo della maturazione.
Non mancano momenti di "raffreddamento notturno" nel periodo della pre-vendemmia che favoriscono la formazione dei profumi delle uve che verranno poi esaltati nei vini.
Ecco perché il Verdicchio è un prodotto autoctono, tipico ed esclusivo di questo "fazzoletto" dell'Italia.